martedì 7 ottobre 2008

Feel Good Movie

Oggi sono sola soletta perché la mia dolce metà è a Milano due giorni per lavoro e sento tantissimo la sua mancanza. Starete pensando: "ecco che fa un post su Milano!"...
Invece no! Non me ne vogliano i milanesi ma sono stata un paio di volte nel capoluogo lombardo e non mi ha fornito alcuna ispirazione tale da poterne scrivere...
Per ammazzare il tempo quindi mi sono messa a guardare un film che ho già citato in un precedente post, il film Disney del 1977 "Candleshoe" tradotto in italiano col titolo "Una ragazza, un maggiordomo e una Lady".

Copertina del DVD Disney "Candleshoe"

Una definizione del film che ho trovato spulciando sul Web è quella di "feel good movie". In effetti penso che sia una definizione davvero azzeccata e posso dire che dopo 1h e 40' di visione mi sento più serena!
Questo film è un concentrato puro di Britishness ed ha il potere di teletrasportarmi in Inghilterra alla velocità della luce!
Se si escludono le prime scene della pellicola infatti che hanno come sfondo la città di Los Angeles, il resto del film è ambientato nel favoloso regno di Sua Maestà la regina.
Il tuffo in Inghilterra inizia con l'arrivo della protagonista in Gran Bretagna (una giovanissima Jodie Foster) grazie ad una bella panoramica su Buckingham Palace con le sue tipiche guardie dai pelosi copricapi.

Buckingham Palace, Londra

La tenuta che fa da sfondo alle avventure narrate è quella di Compton Wynyates, nel Warwickshire a pochi chilometri da Stratford-Upon-Avon, città natale del grande William Shakespeare.

Compton Wynyates in un'immagine recente...

... e in un'immagine del 1922!

Lì e nel villaggio di Hambelden nel Buckinghamshire sono girati gran parte degli esterni.

Il villaggio di Hambleden

La grande tenuta nobiliare piena di stanze riccamente ammobiliate, il villaggio dalle casette in mattoni rossi, la stazione ferroviaria coi treni a vapore, le storie di pirati dei tempi andati, i dolci pendii dove pascolano le pecore, il cimitero di campagna di notte, un vecchio Lord col suo cavallo bianco, una Lady, un maggiordomo... cosa c'è di più British di un maggiordomo???
Solo luoghi comuni? Non so... io sono cresciuta con questi stereotipi e anche adesso che ho una visione un po' diversa delle cose non li riesco del tutto ad abbandonare...
Forse perché mi piace pensare a quell'Inghilterra che amo tanto così com'è in questi film ormai datati, un'Inghilterra magica, dalle tinte vittoriane, la stessa poi che si ritrova nelle versioni televisive dei romanzi di Agatha Christie, una delle mie scrittrici preferite.
Sono un'inguaribile romantica? Forse sì, ma se serve a farmi sorridere ed evadere dalla noia in questi giorni autunnali, ben venga!

lunedì 6 ottobre 2008

Belgio 2 - Gent

La seconda tappa del nostro viaggio in Belgio è stata la cittadina fiamminga di Gent, Gand in francese.
Il viaggio in treno da Anversa a Gent dura circa un’ora.
Il nostro hotel a Gent era l’Ibis Gent Centrum Opera che si trova sul Nederkouter, una via centrale raggiungibile dalla stazione di St. Pieters con il tram n°1.
Abbiamo iniziato la nostra visita del centro storico dalla piazza antistante la chiesa di San Nicola, dopo aver velocemente ammirato il neoclassico palazzo di giustizia che si trova a pochi metri dall’albergo che ci ospitava.
Dalla piazza abbiamo costeggiato il vecchio edificio delle poste fino a giungere al Gras-Lei, la passeggiata sul fiume Leie, luogo molto pittoresco su cui si affacciano i palazzi medievali delle gilde.

Il Gras-Lei

Dopo aver costeggiato il vecchio macello poi abbiamo proseguito verso l’antico mercato del grano, una piazzetta dove ho divorato una tipica gaufre.
Al termine della gustosa pausa ci siamo diretti verso l’Het-Gravensteen, un tempo castello dei conti delle Fiandre, dalla cui sommità si gode di una bella vista sulla città, che contiene oggi un interessante museo sulle torture.

Skyline di Gent dalla cima dell'Het-Gravensteen

In seguito siamo tornati verso il centro facendo una piccola deviazione per vedere la facciata della chiesa di San Michele. Non è particolarmente bella e soprattutto è molto sporca.
La città di Gent ha infatti subito il rapido sviluppo industriale che nei secoli scorsi ha fatto sì che una spessa coltre di smog si depositasse sugli edifici della città. Da anni ormai è partita l’opera di riqualificazione del centro storico, ma il processo impiegherà ancora molto tempo per essere portato a compimento.
Dal ponte di San Michele si gode di una bella vista sulle tre torri di Gent: il campanile di San Nicola, il Beaufort e il campanile della cattedrale di San Bavo.

Le tre torri di Gent

Nel pomeriggio è sopraggiunta la pioggia; nonostante il tempo avverso abbiamo proseguiamo la nostra visita verso il Beaufort e la cattedrale. L’interno di quest’ultima era parzialmente in restauro. La cosa più interessante che custodisce è il polittico “L’adorazione dell’agnello” di Jan Ven Eyck; ne sono presenti un paio di copie all’interno della chiesa, una a grandezza naturale e una in miniatura, ma solo poco prima dell’uscita è possibile accedere, pagando la somma di € 3.00, alla stanza che custodisce l’originale. All’uscita la bufera che imperversava ci ha fatto desistere dal proseguire la gita e quindi, non senza bagnarci per benino, siamo rientrati in hotel.
La sera, cessato il temporale, abbiamo deciso di fare un giro in battello sui canali. Meraviglioso! Il centro medievale di Gent di sera è davvero delizioso e molto romantico! Saranno i salici piangenti o i localini a lume di candela a ridosso dei canali, o forse solo l’atmosfera di altri tempi…
Siamo rimasti davvero affascinati dalle suggestive atmosfere di questa cittadina!

Gent by night

mercoledì 1 ottobre 2008

British Sound

Stamattina non avendo il coraggio di alzarmi da letto ho acceso la tele su MTV con la speranza che un po’ di musica mi desse la carica per uscire dalle lenzuola.
Neanche a farlo apposta passavano “Viva la Vida”, la canzone dei Coldplay che in questo momento è la mia preferita in assoluto. Poi è stata la volta del video di “Something Beautiful”, di Robbie Williams… Il sound British mi ha dato alla testa ed è da stamattina che non mi tolgo Londra dai pensieri!

Uno dei miei luoghi preferiti a Londra è Leicester Square una piazza che, nonostante si trovi nel modaiolo quartiere di Soho a pochi metri dalla ben più famosa Piccadilly Circus, non è molto battuta dai turisti.
È invece una meta molto conosciuta dai londinesi grazie ai molteplici teatri, cinema e ristoranti che ospita.

Leicester Square

È lì che normalmente andiamo a mangiare dopo le gite alla National Gallery che si trova anch’essa a poca distanza dalla piazza.

Dalla National Gallery alla Piazza

Immersa nel quadrato verde che rappresenta il cuore di Leicester Square si trova la statua di William Shakespeare circondata da quelle di altri personaggi celebri britannici e non (tra cui il pittore Joshua Reynolds e Charlie Chaplin).

La statua di William Shakespeare

La piazza è quasi interamente chiusa al traffico ed è un luogo ottimale per trascorrere alcune ore di relax curiosando tra i negozietti di souvenir.
In un angolo della piazza si trova lo Swiss Center il cui orologio si anima allo scoccare dell’ora con figurine in costumi svizzeri e campane.

L'orologio dello Swiss Centre

martedì 30 settembre 2008

Pisa

Sabato. Stress a 2000 per la preparazione di un esame universitario. Voglia di evadere.
Cosa c’è di meglio di una stra-classica delle gite per staccare completamente?
La meta è decisa: Pisa.
Era da un po’ che Daniele mi faceva notare che non siamo praticamente mai andati in gita in Toscana (tranne Firenze nel lontano 2003), quindi siamo partiti, accompagnati da due amici che come noi hanno la passione per le gite (il weekend scorso, beati loro, sono stati a Sirmione e Verona!), Andrea e Martina.
Nonostante il freddo di queste ultime settimane, Pisa ci ha accolti con temperature quasi estive e un sole delizioso.
Ovviamente la nostra prima tappa è stata la celebre Piazza dei Miracoli dove tra la folla abbiamo ammirato e scattato qualche foto ai tre monumenti principali di Pisa: la Torre pendente, il Duomo e il Battistero.
Nonostante la Torre non sia tanto alta è davvero impressionante la sua pendenza!
Non a caso dopo il Colosseo penso che sia il monumento simbolo italiano più conosciuto nel mondo.



La Torre di Pisa



Sulla Torre si può salire solo con la visita guidata di gruppo e dal momento che avremmo dovuto aspettare due ore per il primo gruppo disponibile abbiamo rinunciato alla scalata.
Il Duomo, con la sua facciata in candido marmo ad ordini di colonne sovrapposte, è indubbiamente una delle chiese più eleganti che abbia mai visto.
L’interno a cinque navate è particolarmente luminoso e ospita un capolavoro della scultura tardo medievale quale il pulpito di Giovanni Pisano (quello del padre, Nicola è nell’antistante battistero).
La chiesa ospita inoltre la famosa lanterna che si narra abbia ispirato il celebre pisano Galileo Galilei nelle sue considerazioni sul pendolo.
Il Battistero con la sua possente mole era chiuso al pubblico perché ospitava alcuni battesimi.
Un insieme davvero suggestivo quello di Piazza dei Miracoli che merita la fama che ha nel mondo.



Foto di gruppo in Piazza dei Miracoli



Da evitare la trappola per turisti rappresentata dalle decine (forse centinaia???) di bancarelle di souvenir disposte intorno alla piazza, anche se alcune hanno borsette in pelle niente male (vero Marty?)
Così come abbiamo deciso di evitare per pranzo i ristoranti che letteralmente braccano i turisti nelle vie adiacenti la piazza.
Volendo dare una sbirciatina alla città intera ci siamo addentrati nelle vie del centro con la speranza di trovare anche un ristorantino più intimo…
Purtroppo il ristorante non l’abbiamo trovato e abbiamo anche constatato che, al di fuori della Piazza dei Miracoli e di alcuni sporadici luoghi come la Piazza dei Cavalieri, la città di Pisa non è proprio un granché.
Poco male. Raggiunta l’auto (che avevamo sapientemente parcheggiato un po’ fuori dal centro in zona non a pagamento) siamo partiti in direzione mare per cercare un ristorante di pesce sul litorale.
Siamo giunti a Marina di Pisa dopo circa un quarto d’ora e, raggiunto il lungomare, ci siamo fermati nei pressi di un ristorante che ci sembrava carino, il Ristorante da Cliff.
Abbiamo pranzato con un menù turistico più che abbordabile e di buona qualità godendoci il sole del pomeriggio riflesso sul mar Tirreno… bellissimo!

Il Mar Tirreno a marina di Pisa



Dopo una breve passeggiata digestiva siamo saliti in auto per rientrare verso casa.
La prospettiva per l’indomani era di ore e ore di studio ma ne è valsa davvero la pena e ora, dopo aver passato alla grande l’esame sono ancora più felice di aver trascorso quella piacevolissima giornata tra amici!

lunedì 22 settembre 2008

Imola

Ieri ho fatto una gita domenicale ad Imola. Vi direte: “bella fatica, praticamente ci vivi!”.
In effetti è vero, quasi tutti i gironi della settimana faccio “gite” a Imola, ieri però c’era un’occasione speciale!
La prima gara automobilistica nel rinnovato circuito Enzo e Dino Ferrari dopo due anni di chiusura.

Il circuito di Imola

Si trattava del WTCC, il campionato mondiale gran turismo dove corre, tra gli altri, Alex Zanardi.
Penso che chiunque sia nato da queste parti abbia un po’ le corse nel DNA, i rombi dei motori, le bandiere che sventolano sulle colline della Rivazza e della Tosa, la Torre Marlboro con i cavallini stampati in cima, i carri di “Luciano Piadina Romagnola” che vendono piadine con salsiccia agli appassionati coi Keeway (a Imola piove sempre quando ci sono le corse), i fan tedeschi che negli anni d’oro girovagavano cantando con i loro pancioni pieni di birra…
Tutto questo fa parte dell’immaginario collettivo dell’imolese e all’appassionato fa venire un po’ di “magone” come si dice da queste parti.
Io rientro in tutto e per tutto in quest’ultima categoria e da sempre ne vado fiera. Amo le corse e ho da sempre un’unica grande passione, quella per la Ferrari. Da quando mio padre mi portava a vedere le macchine sfrecciare nel rettilineo dopo la Variante Alta, allora avevo circa dieci anni, le Ferrari avevano sul musetto i numeri 27 e 28, i piloti importanti erano Alain Prost, il “professore”, Nigel Mansell, il “leone inglese” e un giovane di nome Ayrton Senna. Mi chiudeva gli occhi e mi diceva di indovinare quando passava la Ferrari perché dovevo imparare a riconoscerne il rombo.
Era una grande festa.
Poi sono venuti gli anni della Tosa, delle tribunette semi-abusive e i gemellaggi coi tedeschi, gli anni di Jean Alesi e Gerard Berger alla Ferrari, l’anno della morte di Senna.
Da quel infausto 1994 il Gran Premio di San Marino non è più stato lo stesso, Imola non è più stata la stessa.
Il circuito che è sempre stato “nostro”, della gente, di coloro che si sedevano sui muretti delle Acque Minerali e di quelli che scavalcavano le reti per correre sotto il podio ad acclamare i propri idoli, è diventato una zona off limits, snaturato in nome della sicurezza, un luogo da cui tutti noi, gli imolesi, siamo stati tagliati miseramente fuori.
La festa è finita. O meglio è stato l’inizio della fine.
Abbiamo sperato che i fantastici anni di Michael Schumacher, anni dall’entusiasmo alle stelle, potessero cambiare il destino del tracciato del Santerno ma ormai il Dio Denaro aveva rovinato tutto.
Il prato sulle colline della passione non c’è più.
Sotto il podio non ci si va più.
Le tribunette non si montano più.
Le tende dove si dormiva tra i canti dei tedeschi non si montano più.
Luciano il piadinaro non ha più i furgoncini, monta una piccola cittadella in stile Las Vegas dove prima dormivano i tifosi.
Da lì a poco il fallimento della società che gestiva l’autodromo e la scelleratezza del “grande capo” della Formula Uno ci hanno portato via il Gran Premio.
Ho pianto quando la Ferrari ha vinto per l’ultima volta a Imola. Ho pianto quando ho visto esplodere i box vecchi. Ho pianto quando a maggio i fuochi d’artificio hanno inaugurato il nuovo circuito. È vero, è cambiato, tante cose sono cambiate, ma per la prima volta dopo tanto tempo l’ho sentito di nuovo vivo, l’ho sentito di nuovo mio.
Chissà se i cittadini di Singapore o del Barhain, o forse i turchi potranno mai provare le emozioni che abbiamo provato noi imolesi… chissà se noi imolesi le potremo mai provare di nuovo…
Per il momento vorrei ringraziare il mondiale WTCC perché ha fatto di nuovo battere il cuore di noi tifosi, Daniele per avermi convinta ad andarci, e chi gestisce ora il circuito perché ci ha restituito almeno un pochino di quello che appartiene a tutti noi.

Veduta del paddock durante il Gran Premio di San Marino 2005

La demolizione dei box